SPERIMENTARE IL SILENZIO PER IMPARARE AD ASCOLTARE

Ogni Azienda che incontro indica la Comunicazione come il problema principale. A tutti i livelli. Verso il Cliente e gli interlocutori esterni, verso i Clienti interni, verso i Capi, verso i Collaboratori.
Nell’ epoca del grande sviluppo tecnologico sembra che non si sappia più ascoltare.
E’ un fatto reale, generato dall’incremento delle cose da fare, delle interfacce da seguire, delle mail a cui rispondere subito (e troppe!), dal PC che incombe, dal tablet che ti segue dappertutto, dallo Smartphone che toglie il respiro.
La conseguenza è che ci stiamo tutti abituando a un rapido e talvolta superficiale apprendimento degli input e immediata elaborazione degli output per non lasciare che le cose si accumulino, col rischio di prestare meno attenzione a chi ci parla perché ci sottrae tempo prezioso da destinare al “to do”!
Quando il messaggio è semplice e trasmesso velocemente viene processato rapidamente e magari correttamente, ma appena si fa lungo e complesso ecco che l’attenzione si disperde, appunto richiamata da altre urgenze. 
Ad esempio capita di notare che non si guarda più in faccia l’interlocutore, cogliendo una serie di segnali che aiutano a “capire” il messaggio, bensì si ascolta con metà cervello perché l’altra metà è impegnata in qualcos’altro.
Ovviamente la perdita di fedeltà dei messaggi è un costo molto elevato e solo con un adeguato feedback può essere ridotto, comunque spesso con tempi di recupero più elevati che quelli richiesti da un’efficace comunicazione.
Tra l’altro un ascolto poco attento lascia anche la sensazione di disinteresse e fa temere che in realtà non si è capito così bene ciò che si voleva trasferire.
Insomma, più che a comunicare bene, dovremmo cominciare a pensare ad ascoltare meglio.
“Invest time to save time” diceva Alfred Tack, uno dei miei maestri. Meglio dedicare tempo all’ascolto ed evitare errori dopo, piuttosto che fare in fretta e poi doversi correggere.
Solo che non siamo particolarmente attrezzati per ascoltare, in quanto tutta la cultura aziendale spinge verso fattori di efficienza (tra cui il tempo) e dunque più verso il trasferimento di informazioni che la loro condivisione.
Ecco dunque nascere l’esigenza di focalizzare l’attenzione su un ascolto attivo, presente, partecipe, efficace sia sul piano dei contenuti che a livello delle emozioni che accompagnano i messaggi e il trasmettitore.
Un’idea originale propone di silenziare la voce e di limitare l’udito, così che ci si possa allenare ad un ascolto globale, fatto di Comunicazione Non Verbale e se si vuole anche Paraverbale, ciò che richiede un’attenzione specifica ai messaggi che gli altri ci inviano, sottolineandoli con gesti, movimenti, espressioni, che danno corpo ai contenuti di quanto viene detto.
La modalità silenziata è una tecnica, forse paradossale (ascoltarsi senza parlarsi), che fa prendere coscienza di quanto poco e male ascoltiamo di norma e di come sia in fondo facile migliorare la Comunicazione e i risultati che ne discendono.
Un’Azienda dove l’ascolto è perseguito efficacemente è un’azienda migliore in cui vivere, ne risente il clima, la motivazione, il senso di appartenenza e soprattutto si generano meno problemi e conflitti, meno dispersioni, minore stress.
E’ sufficiente una sperimentazione di 4 ore, articolata fra attività di gruppo, altre in competizione, altre ancora in cooperazione, così da sperimentare ambiti diversi dove la Comunicazione deve essere adattata al contesto. Ovviamente nel silenzio interiore si vanno a riprendere talenti e risorse che sono nel sé profondo, generando non solo la presa di coscienza dell’importanza di una Comunicazione globale, bensì anche delle potenzialità che ognuno, dopo, potrà esprimere ogni volta che si troverà in situazione di Comunicazione.
Il beneficio che se ne ricava è sicuramente una crescita individuale, tuttavia diventa senz’altro anche una crescita di tutta la collettività aziendale.  

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